Maria 10 anni dopo - Manifesto 6 maggio

Si è svolto mercoledì 6 maggio a Limbadi il sit-in Maria 10 anni dopo: Illuminiamo la sua voce, la verità e la giustizia.
A 10 anni dalla scomparsa di Maria Chindamo una rete di scuole, cittadine e cittadini, istituzioni, associazioni e cooperative, si è incontrata davanti ai cancelli dell’azienda di Maria- oggi facente parte del gruppo cooperativo Goel- luogo nel quale venne aggredita e che oggi è diventato spazio simbolo di rinascita, luce e speranza per un intero territorio. Hanno preso parte all’iniziativa Anna Laura Colosimo (Prefetta Vibo), Wanda Ferro (sottosegretaria Ministero Interni), Pantaleone Mercuri (Sindaco di Limbadi)- Corrado Landolina (presidente provincia VV) – Rodolfo Ruperti (Questore di Vibo) – Col Parillo (Comandante provinciale Carabinieri) ––Marco Polimeni (Presidente commissione regionale antimafia) - Chiara Colosimo- Presidente commissione nazionale antimafia.
Al termine dell’iniziativa, è stato presentato il “Manifesto 6 maggio - Controlliamo noi le terre di Maria” di cui si invia qui di seguito il testo completo.
Manifesto 6 maggio- Controlliamo noi le terre di Maria
Il 6 maggio è per tutte e tutti noi una data diventata simbolo della memoria che diventa impegno, incontro, bellezza e vita. A 10 anni dalla scomparsa di Maria Chindamo noi tutte e tutti- rappresentanti di Libera, del Centro Comunitario Agape, di GOEL - Gruppo cooperativo, della Comunità Progetto Sud, del Comitato Controlliamo Noi Le Terre Di Maria, di Penelope Italia Odv, di Crisi come Opportunità, della Fondazione Una Nessuna Centomila e del Centro di Women’s Studies Milly Villa – Unical- vogliamo ribadire con la nostra presenza che la scomparsa di Maria, il suo femminicidio non ha spento la sua voce.
Siamo qui, quindi, per parlare di una donna che ha scelto di essere libera e per ribadire che oggi dobbiamo continuare a lottare per le libertà femminili, impegnandoci a costruire in questa terra percorsi di liberazione e autodeterminazione.
Siamo qui per parlare di una giovane professionista, imprenditrice, per riflettere insieme su come sia faticoso fare impresa sana in Calabria, per rimettere al centro il lavoro come pilastro della dignità della persona.
Siamo qui per parlare di “na fimmina tosta” - come hanno definito Maria e come è emerso dal processo – e per rendere onore a tutte le fimmine toste di questa terra, a coloro che sono state uccise per questo, a coloro che continuano a lottare per una vita libera.
Siamo qui per parlare di una terra che non ha scelto di tacere, ma di continuare a costruire bellezza attraverso l’arte, le parole, il lavoro, l’impegno di una società civile e di una cittadinanza sana che costruisce democrazia ogni giorno, anche nel silenzio quotidiano di giornate invisibili,
Siamo qui per chiedere alle istituzioni un impegno concreto, serio e senza compromessi per la libertà delle donne, per la dignità di una terra contro le mafie e contro la violenza maschile e mafiosa,
Siamo qui per parlare di come è possibile ledere il potere maschile e maschilista della ’ndrangheta, che logora menti, corpi e terre.
Siamo qui per parlare di Maria, di Lea, di Concetta, di Rossella, di Roberta, di Angela, di Annunziata, di Barbara, di Tita e di tutte le donne che sono state uccise per mano mafiosa e delle quali non pronunciamo ora il nome ma esistono nella nostra memoria e nel nostro impegno e per le quali alla ‘ndrangheta urliamo: «le avete fatte sparire ma le loro vite continuano a parlare!»
Siamo qui anche per parlare a chi continua a nascondersi dietro un ridicolo “onore”, quello degli ‘ndranghetisti, a loro chiediamo uno scatto di dignità, lo chiediamo a chi ha voluto far sparire Maria, a chi proprio qui l’ha aggredita, a chi sa dove è stata portata: parlate anche voi, provate a essere anche solo minimamente degni di un minimo di “onore” di cui tanto amate riempirvi la bocca!
Siamo qui per affiancare il lungo cammino verso la verità e la giustizia, siamo in quelle aule di tribunale ad attendere una sentenza che rimetta al centro la verità, diritto umano imprescindibile e fondamentale.
Siamo qui, così come lo siamo stati negli ultimi 10 anni, e dove continueremo ad essere: perché la migliore risposta che sappiamo dare è quella di trasformare il dolore in vita, di trasformare la brutalità in bellezza, di trasformare il silenzio in voce e la paura in libertà.
Comitato 6 maggio- Controlliamo noi le terre di Maria
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